Dopo Fukushima: procedure e tecnologie per aumentare la sicurezza della popolazione negli eventi NBCR

Nella meeting room del dipartimento dell’energia del politecnico di Milano sede Bovisa, si è tenuta una interessante conferenza sulle strategie procedurali e tecnologiche da attuare dopo una analisi delle cause che portarono all’incidente nucleare durante il terribile evento che ha colpito l’11 marzo 2011 gli impianti di produzione di energia elettrica giapponese della TEPCO a Fukushima.
Come tutti ricorderanno, dopo un evento di difficile previsione che vide uno tsunami di dimensioni eccezionali provocato da un terremoto di magnitudo intorno al 9° grado richter, gli impianti nucleari di produzione di energia elettrica ebbero un collasso e, gas e liquidi contaminati, vennero immessi nell’ambiente esterno, provocando un disastro ecologico di portata tale da indurre il governo giapponese a spegnere a tutt’oggi tutti gli impianti nucleari di produzione in funzione sul loro territorio nazionale.
Durante la prima parte della conferenza, tenuta tutta in un inglese fortunatamente comprensibile, tecnici della TEPCO e docenti di alcune università giapponesi, hanno illustrato i risultati delle indagini effettuate dopo l’incidente, evidenziando le cause che portarono al malfunzionamento di alcuni sistemi di sicurezza, e spiegando quali misure sono state previste in fase di revisione, in previsione di un eventuale restart degli impianti.
Nella seconda parte della conferenza, scienziati giapponesi ed italiani (trapiantati al MIT di Boston, vista l’impossibilità di sviluppare studi di questo livello in Italia), in un inglese un po’ meno comprensibile, hanno illustrato gli sviluppi degli studi tesi a fornire tecnologie capaci di diminuire i rischi di incidente, aumentare il rendimento degli impianti e (perchè no), abbassare i costi di produzione e sviluppo dell’energia elettrica di derivazione nucleare.
A prescindere dall’orientamento culturale più o meno orientato a favore di questo tipo di sorgente di energia, è importante lo sforzo scientifico e tecnologico che l’Italia ed i suoi partner scientifici esteri stanno effettuando per sviluppare nuove tecnologie a favore dell’economia, dei processi produttivi, e soprattutto (dal mio punto di vista nell’impegno nella difesa della popolazione dagli effetti derivanti da eventi pericolosi con coinvolgimento di materiali pericolosi di origine nucleare biologica e chimica), della sicurezza dell’ambiente e della popolazione.

