Seminario sulla gestione dei rifiuti radioattivi
A differenza di quello che crede la maggior parte degli italiani, nonostante in Italia non si produca energia elettrica con impianti nucleari, in molti luoghi che frequentiamo abitualmente e sulle strade circolano numerose fonti di pericolo radiologico!
Industrie grandi e piccole utilizzano materiali radioattivi per la produzione di apparecchiature o per effettuare procedure di controllo della qualità della lavorazione degli acciai o dei manufatti di cemento armato. Molti accessori di uso quotidiano (orologi, strumenti di rilevazione del fumo, parafulmini, detector di gas, etc) hanno al loro interno componenti radioattive.
Negli ospedali, quotidianamente vengono utilizzate fonti radioattive per le conosciutissime radiografie ma anche per un gran numero di terapie ed attività di cura specialmente nel settore oncologico.
Questa lunga premessa serve a spiegare che i materiali pericolosi vagano più o meno controllati nella loro forma di apparecchiature o prodotti, ma anche in quella di più difficile controllo come i rifiuti!!! E’ ovvio che, al termine del periodo di utilizzo, questi materiali devono essere smaltiti in modo corretto e non pericoloso per la salute della popolazione.
Qui nasce il problema: in Italia la normativa che regola questo sensibilissimo settore è piuttosto datato (1987) e sia i produttore che gli utilizzatori di materiali radiologici per scopi medici od industriali chiedono da tempo un aggiornamento della norma e della tecnica che si adegui (almeno) a quella europea.
Chi legge pensi che alcuni rifiuti che in Italia vengono catalogati come radioattivi, in Europa (a parità di emissioni), sono considerati rifiuti non pericolosi. Questo comporta incredibili problemi nella loro trattazione, nel trasporto, nello stoccaggio e nel deferimento in discarica, ed i problemi di rapporto tra aziende ed enti (specie alle frontiere), si traducono anche in un grandissimo aggravio dei costi.
La discussione fatta il 18 giugno al campus bovina, durante il seminario che da il titolo al presente articolo, tenuta da illustri esperti dei settori sanitario ed industriale, oltre che di importanti enti come Arpa Lombardia, ha toccato questi temi: illustrando i pericoli che derivano da questo vuoto normativo oltre che tecnico. E’ stato illustrato come diventi inevitabile che, come accade in altri settori della produzione ed eliminazione dei rifiuti, quanto più burocratico, difficile e costoso è il procedimento per l’eliminazione del rifiuto, tanto più alta è la probabilità che il rifiuto venga eliminato al di fuori del corretta procedura con gravi rischi di contaminazione per la popolazione che viene a contatto inconsapevolmente con i rifiuti o con i prodotti costruiti con i materiali riciclati che contengono fonti di radiazione.
Inutile dire quante siano le infiltrazioni delle organizzazioni che in modo immorale oltre che delinquenziale, si inseriscono nel processo allo scopo di “eliminare” in modo discreto ed economico questo tipo di rifiuti!!!
Questo argomento tocca tutti: i singoli cittadini e coloro che, come chi scrive, è impegnato nella difesa della popolazione dagli eventi provocati da incidenti con presenza di materiali pericolosi, anche (come in questo caso) di natura non convenzionale.
La diffusione della cultura della protezione nbcr (Nucleare Biologica Chimica e Radiologica) non deve interessare solo militari, forze di polizia e protezione civile, ma tutti gli strati sociali ed economici della nostra società, permeata da interessi che a volte sovrastano la minima etica che ognuno di noi dovrebbe avere.
Ulteriori informazioni possono essere reperite direttamente sul questo sito alla voce contatti:
o sul sito di Energylab: www.energylabfoundation.org

